giovedì 25 ottobre 2012

Vita inemotiva


Tu [Natalia Ginzburg n.d.a.] difendi sempre, nei tuoi libri, i valori primitivi. Difendi le passioni, il calore animale, la famiglia, la tana, il focolare domestico, tutte cose di cui la nostra vita, secondo te, non potrà mai fare a meno. Ma è proprio così? Noi stiamo vivendo un’età di grande trasformazione, stiamo vivendo il congedo dell’uomo dalla natura. Il nostro legame con la natura si sta spezzando. Ci stiamo incamminando verso un mondo quasi esclusivamente mentale. Fatto di conoscenza, non di finta scienza. Perché immaginarcelo peggiore di quello feroce e brutale da cui proveniamo? Sono morti gli dèi; ora muoiono gli animali, le foreste, i mari, i fiumi. Vivremo di emozioni e di piaceri mentali. Le nostre gioie saranno forse più pallide, la nostra vita più inemotiva. Ma forse anche meno traumatica, meno feroce, meno sanguinaria, meno crudele. Se l’uomo uccide, violenta e inquina la natura, può darsi che lo faccia perché non ne può più della sua natura primitiva, e ubbidisce a un progetto che non sappiamo.
[Cesare Garboli, Genitori e figli, conversazione con Natalia Ginzburg, in 'Ricordi tristi e civili', Torino, Einaudi, 2001, pag. 48]
 

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