Tu [Natalia Ginzburg n.d.a.] difendi sempre, nei tuoi
libri, i valori primitivi. Difendi le passioni, il calore animale, la famiglia,
la tana, il focolare domestico, tutte cose di cui la nostra vita, secondo te,
non potrà mai fare a meno. Ma è proprio così? Noi stiamo vivendo un’età di
grande trasformazione, stiamo vivendo il congedo dell’uomo dalla natura. Il
nostro legame con la natura si sta spezzando. Ci stiamo incamminando verso un
mondo quasi esclusivamente mentale. Fatto di conoscenza, non di finta scienza.
Perché immaginarcelo peggiore di quello feroce e brutale da cui proveniamo?
Sono morti gli dèi; ora muoiono gli animali, le foreste, i mari, i fiumi.
Vivremo di emozioni e di piaceri mentali. Le nostre gioie saranno forse più
pallide, la nostra vita più inemotiva. Ma forse anche meno traumatica, meno
feroce, meno sanguinaria, meno crudele. Se l’uomo uccide, violenta e inquina la
natura, può darsi che lo faccia perché non ne può più della sua natura
primitiva, e ubbidisce a un progetto che non sappiamo.
[Cesare Garboli, Genitori e figli, conversazione con
Natalia Ginzburg, in 'Ricordi tristi e civili', Torino, Einaudi, 2001, pag. 48]
Nessun commento:
Posta un commento