La
domanda reale è: perché questa diacronia tra la cronaca e l’universo mentale di
chi si occupa di problemi politici e sociali? E perché, all’interno della
cronaca, questa «divisione dei fenomeni»?
Ciò
che avviene «fuori dal Palazzo» è qualitativamente, cioè storicamente, diverso
da ciò che avviene «dentro il Palazzo»: è infinitamente più nuovo,
spaventosamente più avanzato.
Ecco
perché i potenti che si muovono «dentro il Palazzo», e anche coloro che li
descrivono, si muovono come atroci, ridicoli, pupazzeschi idoli mortuari. In
quanto potenti essi sono già morti, perché ciò che «faceva» la loro potenza –
ossia un certo modo di essere del popolo italiano – non c’è più: il loro vivere
è dunque un sussultare burattinesco. […]
È
vero che i potenti sono stati lasciati indietro dalla realtà con addosso, come
una ridicola maschera, il loro potere clerico-fascista, ma anche gli uomini
dell’opposizione sono stati lasciati indietro dalla realtà con addosso, come
ridicola maschera, il loro progressismo e la loro tolleranza.
[Pier
Paolo Pasolini, Lettere luterane, Torino, Einaudi, 2003, pgg.95-96]
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