Venne il quindici ottobre, il giorno del mio compleanno.
La mattina telefonò mia madre.
«Tanti auguri! Ti ho comprato un regalo bellissimo!» disse, «è qui che
ti aspetta per quando torni a casa guarita!».
«Io non guarirò», risposi, «non guarirò mai».
«Come?» disse mia madre.
Riattaccai.
«Lo studente Spartaco Vadalà», diceva il telegiornale, «è stato colpito
a un occhio da un candelotto sparato dalla polizia…».
«Povero giovane», disse la signora Emma portando in tavola la torta. Al
centro della glassa ballava Betty Boop di marzapane.
«Era in corso una manifestazione popolare, la disgrazia è avvenuta a
una distanza di quattro metri…».
Gigi batté le mani. Si era vestito elegante, quel giorno speciale, con
un maglione verde bottiglia e i pantaloni lunghi. Ma ai piedi calzava i soliti
sandali di corda con la suola consumata. C’erano anche l'Erminia e Ivan, due
suoi compagni di classe che la signora Emma, col permesso di Sara, aveva
invitato. Così stanno un po' in compagnia, aveva detto alla sorella.
«Il ragazzo aveva appena diciotto anni», diceva il giornalista, «è una
tragedia per l’intera nazione, ha dichiarato il presidente Saragat…».
La signora distribuì i piatti di
carta colorata e i bicchieri con l'aranciata. Sul video, una barella era
trascinata via tra la folla: «Il governo invita il mondo del lavoro e il
movimento studentesco a riflettere sulle rivendicazioni sollevate».
Sara accese le candeline e io soffiai spegnendole tutte e sei in un
colpo solo.
«Brava!» applaudì la signora Emma.
Poi Gigi si alzò in piedi. Sembrava volesse dire qualcosa, invece
allungò il dito indice e lo affondò al centro della torta, dove c'era una
decorazione rosa, e se lo leccò.
«Sa di fumo», disse strofinandolo nel vestito a pois dell'Erminia.
[da Le descrizioni]
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