«Non puoi sembrare né troia né
ragazzina», dice il faccendiere Tarantini a Barbara Guerra, invitata a cena da
Berlusconi. «Ti devi mettere cappotto scuro e pantalone chiaro. Oppure
pantalone scuro e cappotto scuro», dice. «L’importanza dalla gente attribuita
all’abbigliamento», dice Z, «è un fatto che non mi spiego». «È evidente,
invece», dico. «Togliatti, per esempio. È proprio in virtù dell’abito che ha
indosso che quel giorno s’innamora di Nilde Iotti. Nell’ascensore di
Montecitorio la incontra. Lei porta camicetta bianca e gonna blu. Togliatti rimane
folgorato». «Dal rigore dell’abbigliamento, intendo», dico. «Non ti seguo», dice
Z. «Nel viaggio in Marocco, un solo vestito mi ero portata. Ce l’avevo addosso.
La sera con quel vestito facevo la doccia. Lo risciacquavo e appendevo sulla
vasca. Al mattino era asciutto. La mia igiene era la pulizia del vestito»,
dico. «Non ti seguo», dice Z.
So it goes, dice Kurt.
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