«Quando uno scrittore dice ‘La mia opera parte
dall’autobiografia’», dico a X, «sempre mi viene in mente Genet che diceva
‘Scrivo perché mi si ami’». «Perché Genet, ladro pederasta e truffatore», dico,
«proprio per la sua anima schifosa, voleva essere amato». «’La sola idea di
un’opera letteraria’, dice Genet, ‘mi fa alzare le spalle’. Cioè, della
letteratura in sé, a Genet, non gliene fregava niente. «No?» dice X. «No»,
dico. «E penso che i veri scrittori, quel che li distingue dagli altri, è che
le presentazioni dei loro libri vanno deserte perché nella vita, quelli
scrittori sono proprio soli come dei cani. E semmai un giorno questi veri
scrittori dovessero riempire le sale e finalmente crogiolarsi nell’affetto degli
ammiratori amanti e amici conquistati, significa che nel frattempo, sono forse diventati
dei brillanti letterati, ma in virtù di quel nuovo affetto ricevuto, di sicuro
hanno cessato di essere dei veri scrittori». Così io penso, così.
So, so, so: so it
goes, dice Kurt.
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