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giovedì 6 febbraio 2014

Un clochard che viene obbligato a indossare uno smoking

[...] Viviamo in una eclatante contraddizione. Da un lato si rivendica, in ogni campo, il valore della diversità, si riconoscono diritti e pari dignità a categorie e a culture prima ignote o conculcate. Dall'altro si impongono, esplicitamente o subliminalmente, comportamenti, gusti, abitudini uguali per tutti e obbligatori per tutti. [...] Tutti devono leggere gli stessi libri, discutere gli stessi problemi, partecipare agli stessi eventi. Chi non lo fa è un asociale che va ricondotto alla norma anche contro la sua volontà, un clochard che viene obbligato a indossare uno smoking. [...] Alcune di queste iniziative sono generose e chi vi sacrifica il tempo della sua vita [...] va ammirato, ma nessuno può essere obbligato a seguire il suo esempio, come chi ammira la castità di San Luigi Gonzaga non è perciò obbligato a imitarlo. [...]
[Claudio Magris, Su facebook a mia insaputa. Rifiuto a iscrivermi al partito invisibile, sul Corriere di oggi, pag.33]

giovedì 27 giugno 2013

L’impegno del romanzo è con la realtà

Caro O, tu ignori un assioma del mestiere del poeta: «Se una poesia è facile da scrivere, in quella poesia ci deve essere qualcosa che non va». I sogni sono facili da scrivere; per questo ci sarà sempre qualcosa di sospetto nei sogni in un romanzo, nei sogni inventati.
[…] L’impegno del romanzo non è con la realtà piuttosto che con la fantasia? Non è quello che ci dice Cervantes quando scrive il suo testo seminale per il mestiere che facciamo tu ed io? Che non ci possiamo inventare la vita secondo i nostri desideri man mano che andiamo avanti, che dobbiamo affrontarla per quello che è?
[J.M.Coetzee, carteggio con lo scrittore O, testo riportato su 'la Repubblica' di martedì - letto dall’autore nell’ambito della Milanesiana 2013]
 

giovedì 25 aprile 2013

Gli altri dormono [Intervista a Beppe Fenoglio di Gino Nebiolo, "Gazzetta del Popolo", 9 ottobre 1962]

Noi dormiamo sotto il peso dei nostri difetti provinciali e ci siamo talmente abituati che non li sentiamo più. La borghesia albese aveva, prima del fascismo, un peso ed un senso. Il fascismo l'ha distrutta o assorbita. Avevamo quattro o cinque giornali che provocavano epiche risse, persino duelli con le loro vivacissime competizioni elettorali. Chi se li ricorda?
Prima della guerra, quando ero studente, vi erano insegnanti che distribuivano cultura anche fuori dalle aule scolastiche. Il prof. Petronio, oggi ordinario di cattedra universitaria, ci insegnò a leggere Proust, Svevo, Melville. Il prof. Chiodi, massimo studioso di Heidegger in Italia, anch'egli oggi ordinario di cattedra universitaria, sapeva parlare ai giovani a scuola e nelle sale dei caffè e spalancava menti e coscienza.
Quanti di noi andammo partigiani perché sapevamo che c'era anche lui? E quanti gli devono la formazione intellettuale e civica? Ora gli altri dormono. Penso che leggano poco, perché, bene o male, chi legge, come dice Fichte, deve alla fine restituire, cioè produrre: qui non si produce nulla ed i giovani, per quel che ne so, preferiscono il pocherino, le fiacche conversazioni di paese, i film del sabato sera.
Sanno che scrivo, è già molto. Forse qualcuno compra i miei libri, ma non ho mai conosciuto un giovane che mi dicesse con franchezza: ho letto il tuo libro, non mi è piaciuto, discorriamone insieme. Li leggono perché mi conoscono, per una curiosità banale, per ragioni sottoculturali. In tanti anni che scrivo di Alba e su Alba e in Alba i soli contatti con i giovani sono stati: di una ragazza che mi ha sottoposto il suo diario intimo, un po' indecente, e di un ragazzo che voleva consigli su certe poesie. È poco? Ma Alba, ottusa da un lungo sonno, distratta dai barbagli del "boom" poco può dare di più».

martedì 2 aprile 2013

Anche a calci

La sedia da spostare 
 
a) Secondo me quella sedia lì va spostata.
b) Anche secondo me quella sedia lì va spostata.
a) Facile dirlo quando l’han detto gli altri.
b) Se è per questo sono anni che lo dico e nessuno mi ascolta.
a) Da un’approfondita analisi storica e sociologica vien fuori che quella sedia pesa dai nove ai dieci chili.
b) Non sono d’accordo. Dai sondaggi il 2% degli intervistati dice che pesa dai cinque ai sei chili, il 3% dai sei ai sette chili, il 95% non lo so e non me ne frega niente. Basta che la spostiate.
a) Secondo me per spostarla ci vorrebbe qualcuno che la prendesse delicatamente per la spalliera e la mettesse da un’altra parte.
b) Eccesso di garantismo. Al punto in cui siamo è assolutamente necessario prenderla in qualsiasi modo. Anche a calci.
a) A calci? Ma questo è profondamente antidemocratico e anticostituzionale.
b) Se è così cambiamo la costituzione.
a) Non è una cosa che si può fare da un giorno all’altro. Nel frattempo propongo di indire un referendum.
b) Non si troveranno mai 500.000 firme per spostare una sedia.
a) E allora non c’è scelta: elezioni anticipate.
b) No, le elezioni oggi no. Sarebbe troppo grave per il paese. Forse domani.
a) Rimane il problema urgente della sedia da spostare.
b) Su questo sono d’accordo. Può essere un punto d’incontro.
a) Parliamone.
b) Parliamone.
[Giorgio Gaber, estratto dal libretto dello spettacolo teatrale 'E pensare che c'era il pensiero']

martedì 5 febbraio 2013

I papuani e Facebook

«Quando parlo con un papuano - dice Jared Diamond, antropologo – mi dà tutta la sua attenzione, invece che giusto qualche sguardo di sottecchi mentre traffica col suo smartphone. I papuani che vivono in società tribali passano molto tempo a parlare tra loro, si scambiano ogni volta grandi quantità di informazioni minuziose su tutto quello che succede […]. Mi è capitato diverse volte, nei miei 48 anni di viaggi di studio in Nuova Guinea, di non riuscire a dormire perché i miei amici papuani si svegliavano nel cuore della notte per riprendere una conversazione che avevamo interrotto poche ore prima […]. La costante prossimità fisica e le continue interazioni sociali in Nuova Guinea hanno un vantaggio: i papuani sviluppano abilità sociali più marcate rispetto a quelle che abbiamo noi, assuefatti a Facebook. Quando la società internazionale che estrae petrolio in Papua Nuova Guinea dovette negoziare l’accesso ai terreni con i proprietari terrieri, mandò in loco i suoi avvocati per negoziare con gli abitanti dei villaggi, analfabeti che non erano mai stati lontano dalle loro zone. Gli occidentali pensavano di avere gioco facile e invece i papuani, abituati alle continue negoziazioni faccia a faccia che fanno parte della loro vita quotidiana fecero ammattire gli avvocati e ottennero tutto ciò che volevano».
[‘L’Occidente in crisi? Vada a lezione dall’amico papuano’, intervista di Giuliano Aluffi a Jared Diamond, pubblicata su Il Venerdi di Repubblica del 1 febb. 2013, pag.60]
 

domenica 2 dicembre 2012

Racconto ucraino tradotto in italiano dal giapponese da una bambina

‘Un guanto’ (un racconto dell'Ucraina)

È una giornata freddissima, nevica silenziosamente. C'è un guanto sulla terra nel bosco.
Forse qualcuno ha fatto caderlo?
Gli animali nel bosco lo trovano uno alla volta.
Il primo è un topo. Entra dentro nel guanto e decide di rimanere lì.
Perché ci sta bene e caldo.
Dopo il topo viene una rana.
E poi una lepre, una volpe, e un lupo.
Tutti rimangono dentro nel guanto, ma è già pieno lì con cinque animali.
L'ultimo è un orso. Anche lui vuole rimanere, ma non c'è abbastanza spazio per lui. Nonostante entra lo stesso.
Mentre si spingono e si urtarono arriva un uomo con un cane.
Tutti sei animali nel guanto si spaventano e scappano via velocemente.
Rimane ancora un guanto sulla terra nel bosco, e silenzio.
Solo un guanto sulla terra nel bosco. E silenzio nel bosco.

 

mercoledì 28 novembre 2012

Farsi incatenare al frigorifero

Da secoli la letteratura rosa ci fa sognare con i suoi maschi belli e ricchi, generosi e capaci di amore sublime, quindi c’è chi è rimasto un po’ spiazzato del successo epocale di una trilogia che più che essere rosa è rosa shocking, essendo la grande passione del meraviglioso giovanotto ultradotato legata a fruste, corde e catene. Su questo particolare lei sorvola, come se non contassero: ma se mentre lei viaggia sulla sua scassata automobile, le si avvicinasse un divino giovanotto che le promettesse una Ferrari se lei si lasciasse dare cento frustate in mezzo alle gambe, cosa farebbe? A letto, consenzienti, si fa quel che più piace, che sia amore o no: e siccome non tutte le donne sono contente di farsi incatenare al frigorifero, né tutti gli uomini hanno il coraggio di sculacciarle con la scopa, se due s’incontrano su questo piano, certo risultano unici l’uno per l’altra.
[Risposta a firma di Natalia Aspesi alla lettera che vi ho postato ieri]