Sogno
che mi risveglio in un mondo popolato da entusiasti orsetti di peluche. I
maschi indossano un papillon a pois girato al collo, le femmine certe
sgargianti sottane decorate a girasoli, e trasudano un profumo ma leggero. Mi divincolo
in questa società sintetica che ha come attori dei giocattoli pelosi, a maglia
sferruzzati, dei patchwork variopinti per bambini. Perfino il paesaggio, gli
alberi, la terra, il sole, gli astri, li posso toccare: sono morbidi, sotto il
polpastrello, velluto e lana. Si lasciano accarezzare, sbaciucchiare,
strofinare. «Questo è il mondo?» mi dico. «Oh yes», rispondo, «docile, che
disgrazia». Mi infilo gli stivali e mi ci intrufolo. Ma io ho un’andatura
sgemba, sapete com’è, entusiasti orsetti di peluche: le ossa, la carne, la
puzza. Io devio. Io faccio resistenza.
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