Sogno
che mi risveglio in un mondo popolato da entusiasti orsetti di peluche. I
maschi indossano un papillon a pois girato al collo, le femmine certe
sgargianti sottane decorate a girasoli, e trasudano un profumo ma leggero. Mi divincolo
in questa società sintetica che ha come attori dei giocattoli pelosi, a maglia
sferruzzati, dei patchwork variopinti per bambini. Perfino il paesaggio, gli
alberi, la terra, il sole, gli astri, li posso toccare: sono morbidi, sotto il
polpastrello, velluto e lana. Si lasciano accarezzare, sbaciucchiare,
strofinare. «Questo è il mondo?» mi dico. «Oh yes», rispondo, «docile, che
disgrazia». Mi infilo gli stivali e mi ci intrufolo. Ma io ho un’andatura
sgemba, sapete com’è, entusiasti orsetti di peluche: le ossa, la carne, la
puzza. Io devio. Io faccio resistenza.
martedì 23 ottobre 2012
lunedì 22 ottobre 2012
Aneddoto secondo
La domenica entro nella libreria Ubik della città di P. In
vetrina ho visto un romanzo di Magda Szabó, ‘Il vecchio pozzo’, col 25% di
sconto. Entro. Vicino la cassa, adocchio il volume. Faccio un giro. Di fianco l’ingresso
è uno scaffale con sopra la targa ‘Proposte’. Ci guardo: ‘Cinquanta sfumature
di grigio’, ‘Cinquanta sfumature di nero’, ‘Cinquanta sfumature di…’, ‘Il
manoscritto ritrovato ad Accra’, ‘L’inverno del mondo’. Guardo il ripiano di sotto:
‘Mettiamoci a cucinare’, ‘E mo’ te spiego Roma’. Quello sotto ancora: ‘Un
diamante da Tiffany’, ‘La ragazza fantasma’… Sono alla cassa con Magda Szabó, devo pagare. «Ma quelli»,
dico indicando lo scaffale alla cassiera, «sono i romanzi che consigliate ai
vostri clienti?». «I libri più venduti, sì», dice lei. «Cioè, i volumi che, in
cuor vostro, sentite dover essere indispensabile lettura per chi legge?» dico.
«Quelli che vanno di più, infatti», fa lei. «Ma sulla targa io non leggo l’espressione
‘libri più venduti’ oppure ‘top ten nella classifica dei libri più acquistati
in Italia’», dico. «Io ci leggo la parola ‘Proposte’». «Proposte, certo», dice
la commessa, «quel che ci chiedono maggiormente, insomma». Lascio lì Magda Szabó.
Esco sulla piazza del mercato. Mi ricordo che in fondo all’isolato, prima del
palazzo della Pilotta, ho visto un giorno un locale dall’insegna ‘Libri e
culatelli’.
sabato 20 ottobre 2012
So it goes #19
«Come stai?» dice Z. «Ho bisogno di tacere»,
dico. «Perché? Parli troppo?». «Smettere di dover dare spiegazioni,
intendo».«Ho capito», dice Z. «E X, come sta?» dice. «È a Stoccarda, lavora lì,
qualche giorno», dico. «Con la lingua, come fa?» dice. «Gli traduco io, via
sms…Ich mӧchte mit dem berühmten Architekten Mathias Ungers sprechen... Che
forse è anche morto…He he… Wo ist der Eingang des Geschӓfts?… usw», dico. «Ho
capito», dice Z. «A pranzo, cos’hai mangiato?» dice. «Pizzoccheri alla
valtellinese liofilizzati». «Ieri sera?».«Pizzoccheri». «Anche giovedì,
per caso?». «Trovo che sia un alimento completo», dico. «Ho capito», dice Z. « Ich
mӧchte eine Bratwurst und ein Bier, così gli scrivo… Ho bisogno di tacere»,
dico, «smettere di dover dare delle cazzo di spiegazioni, intendo».
So
it goes, dice Kurt.
venerdì 19 ottobre 2012
Mano di strangolatore
Tozzi e rincagnati come bulldog, bassi e tracagnotti come
cartucce piccole di volume, ma cariche di altissimo esplosivo. Così gli
scrittori di forte ingegno, ma privi di principii morali: non si preoccupano di
esplodere e offendere chi legge, tanto per loro solo l’effetto conta. Quanto
diversi da quest’altro scrittore «forte»: Dostoiewski, ma cristiano e fradicio
delle più cristiane malattie: epilessia, istinti criminali disperatamente
repressi; il quale trascina il lettore per la tremenda strada del suo delirio e
lo riduce uno straccio, ma in ultimo lo afferra e lo tira su, e con la sua mano
di strangolatore gli mostra il miracolo dell’Aurora.
[Alberto Savinio, Ascolto il tuo cuore, città, Milano,
Adelphi, 1984, pag. 182]
giovedì 18 ottobre 2012
So it goes #18
«Da quando le ho viste», dico a
Z, «non riesco a levarmele di testa». «Che cosa?». «Le chiappe della Minetti»,
dico. «…Non è la loro perfezione a colpirmi», dico, «bensì l’inconciliabilità
di quelle chiappe alla vita reale». «Cioè, per avere delle chiappe così», dico,
«immagino che non ci si possa sedere mai. Nel senso che il semplice
schiacciamento della seduta imprimerebbe una deformazione protratta nel
tempo, l’inevitabile rovina». «Oh, niente c’è d’inconciliabile!» dice Z. «Se
della vita, le chiappe sono il fine». «…Che è, per dirla alla
Sant’Agostino, la questione dell’incomprensibilità dell’unione del corpo allo
spirito», dico. «La questione è enigmatica, sì», dice Z, «ma parlerei piuttosto
dell’incomprensibilità del perché ti caccino fuori un sacco di grana per mostrare
nei denti le tue chiappe».
So, so so.
mercoledì 17 ottobre 2012
So it goes #17
«Sai come lo intendo io, l’amore?»
dico a X. «No». «Come in quel film muto di Paul Leni», dico, «’Hintertreppe’, ‘La
scala di servizio’». X non se lo ricorda. «C’è una giovane governante che ha l’amante»,
dico, «e un postino storpio e vecchio che in segreto della governante si è
innamorato». X comincia a ricordare. «All’improvviso questo amante scompare»,
dico, «e il postino, spacciandosi per lui, comincia a scrivere alla governante
le lettere d’amore che un tempo le scriveva l’altro… E la governante niente
sospetta». X annuisce: s’è ricordato. «La storia finisce che un giorno l’amante
ritorna e il postino lo uccide. Così», dico a X, «io intendo l’amore».
martedì 16 ottobre 2012
In nuce e nelle aspirazioni
Per apprezzare i partiti politici secondo il criterio della verità,
della giustizia, del bene pubblico, conviene cominciare distinguendone i
caratteri essenziali. È possibile elencarne tre:
- Un partito politico è una macchina per fabbricare passione collettiva.
- Un partito politico è un’organizzazione costruita in modo da
esercitare una pressione collettiva sul pensiero di ognuno degli esseri umani
che ne fanno parte.
- Il fine primo e, in ultima analisi, l’unico fine di qualunque partito
politico è la sua propria crescita, e questo senza alcun limite.
Per via di questa triplica caratteristica, ogni partito è totalitario in nuce e nelle aspirazioni. Se non è
nei fatti, questo accade solo perché quelli che lo circondano non lo sono di meno.
[Simone Weil, op.cit., pgg.31-32]
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