Sul marciapiede di via dell'Indipendenza, davanti
l'ingresso della banca Intesa Sanpaolo, fateci caso, c'è un pittore seduto su uno sgabello
pieghevole, da picnic. Il grembiule girato in vita, la tavolozza dei colori distesa sulle cosce, dipinge una tela. Siede al tipico cavalletto da pittore, dell'Ottocento. I passanti distratti gli camminano intorno. Qualcuno si
ferma a guardare. Ma che cosa spinge questo pittore a creare lungo la strada
più affollata della città? mi domando. Ha per caso deciso di dipingere la gente
a passeggio? Oppure la sua è piuttosto una provocazione, che con una specie di
performance intende simboleggiare il caos della vita moderna? Qual è il
soggetto del suo quadro? Mi fermo anch'io a guardare. Eccolo qui: un paesaggio di montagna, un torrente, il ponticello di legno che lo attraversa, le cime dei monti
innevate, un pastore che pascola il gregge, il cane che rincorre le pecore
lontane. Niente che abbia a che fare con quel luogo, quel momento. Questo
pittore, seduto su uno sgabello pieghevole, su via dell'Indipendenza, dipinge
una scena del tutto inventata, di sua fantasia. «Carino», dice la gente. «Decorativo»,
dice. «Sei un bugiardo», gli dico io.
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