giovedì 1 marzo 2012

4 marzo 1943

La domenica seguente mia madre e Sara litigarono furiosamente.
Avevano appena finito di sparecchiare la tavola. In tivù c'era un programma di musica pop. Il presentatore intervistava il cantante Lucio Dalla che è diventato famoso perché al Festival della Canzone Italiana di quest'anno si è classificato al posto numero tre.
La sua canzone, Sara mi ha detto che parla di un bambino che sua madre partorisce in un porto di mare e il padre è sconosciuto. L'unica informazione su di lui è che è sbarcato un giorno da una nave e dunque dev'essere un marinaio o un capitano di vascello, direbbe Gigi. Il presentatore domandò a Lucio Dalla se quell'idea gli era venuta su ispirazione della sua vita personale. Lucio Dalla rispose che sua madre lavorava come sarta nella città di Bologna veramente, e suo padre era morto quando ancora era bambino e comunque da vivo dirigeva un centro dove per sport uccidono gli uccelli in volo e poi il porto a Bologna non c'è, diceva. Il presentatore domandò perché il bambino protagonista della canzone, aveva deciso di chiamarlo Gesù, come Gesù il figlio di Giuseppe e Maria. Lucio Dalla rispose che gli era sembrato poetico un nome così.
«Poetico?» disse mia madre. «Scherza coi fanti, dice il proverbio, ma non scherzar coi santi!».
«E perché sarebbe vietato chiamarlo Gesù?» disse Sara. «Perché è il figlio di una puttana?».
Mia madre prese la sorella per la spalla: «Senti, signorina, che sia l'ultima volta che ti sento dire certe parolacce, intesi?». La faccia le era diventata come di cuoio.
«Altrimenti cosa mi fai?» disse Sara. «Mi proibisci di guardare la televisione come mi proibivi di parlare con Gianni?».
Quando pronunciò la parola 'Gianni', che da molti mesi ormai è stata radiata dal vocabolario della famiglia e col divieto assoluto di nominarla (Gianni era il fidanzato della sorella che però già sposato era) capii che sarebbe scoppiato il putiferio. Anche se Lucio Dalla nella conversazione col presentatore aveva già da un po' cambiato argomento. Raccontò che da bambino aveva studiato al collegio, che un giorno sua madre gli aveva regalato una fisarmonica con la quale Lucio Dalla si era esibito alla recita scolastica e i suoi compagni lo avevano applaudito. Ma ormai il programma di musica pop non interessava più a nessuno, penso.
«BRUTTA SMORFIOSA», urlò mia madre, «LO SAI CHI CI VA, CON GLI UOMINI SPOSATI?».
«No, dimmelo tu ». Sara stava in piedi davanti alla tivù.
«Le donnacce, ci vanno», disse mia madre.
«Puttane», disse la sorella. «Si chiamano PUTTANE», ripeté.
Così mia madre le mollò una sberla.
In quel momento entrò mio padre che era stato in camera a prendere dall'armadio la vestaglia scozzese da infilarsi sulla camicia, per non sporcarsela. Vide Sara con gli occhi lucidi e la mano premuta alla guancia.
«Che cosa succede, ragazze?».
«Tua figlia si comporta come una poco di buono», disse mia madre.
«Questa qui!» disse Sara, «i preti le hanno messo in testa che bisogna arrivare vergini al matrimonio! SPIACENTE DELUDERTI, MAMMINA», le strillò in faccia, «MA CI SONO GIA' ANDATA A LETTO, CON UN UOMO, E CI HO ANCHE GODUTO!».   

 Il lunedì non si rivolsero la parola. «Mika, mi passi lo zucchero?» diceva la sorella tipo, mentre mia madre era seduta con noi al tavolo della cucina, stava proprio versandone un cucchiaino nel suo caffè, e teneva la zuccheriera stretta in mano, non la mollava.« Chiedi un po' a tua sorella se oggi pomeriggio intende lavarsi i capelli», mi diceva, «che in questo caso bisogna accendere lo scaldabagno già da stamattina». «Sara», dicevo, «ti lavi i capelli oggi pomeriggio?». «Non sono affari tuoi», rispondeva. Mia madre metteva nel lavandino le tazze e prima di prepararsi per andare alla ferramenta da mio padre, in tinello stirava delle camicie. «Stupidina», sentivo che diceva tra sé mentre premeva il ferro sull'asse, «TIENITELA STRETTA!» diceva poi a voce più alta rivolta verso la cucina di modo che Sara potesse sentirla, «NON DARLA VIA COSI' AL PRIMO CORNUTO!». La sorella chiudeva la porta sbattendola in uno schianto tremendo che faceva vibrare le pareti.
[remix da Le descrizioni]
        

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