Avevano appena finito di sparecchiare la tavola. In
tivù c'era un programma di musica pop. Il presentatore intervistava il cantante
Lucio Dalla che è diventato famoso perché al Festival della Canzone Italiana di
quest'anno si è classificato al posto numero tre.
La
sua canzone, Sara mi ha detto che parla di un bambino che sua madre partorisce
in un porto di mare e il padre è sconosciuto. L'unica informazione su di lui è
che è sbarcato un giorno da una nave e dunque dev'essere un marinaio o un
capitano di vascello, direbbe Gigi. Il presentatore domandò a Lucio Dalla se
quell'idea gli era venuta su ispirazione della sua vita personale. Lucio Dalla
rispose che sua madre lavorava come sarta nella città di Bologna veramente, e
suo padre era morto quando ancora era bambino e comunque da vivo dirigeva un
centro dove per sport uccidono gli uccelli in volo e poi il porto a Bologna non
c'è, diceva. Il presentatore domandò perché il bambino protagonista della
canzone, aveva deciso di chiamarlo Gesù, come Gesù il figlio di Giuseppe e
Maria. Lucio Dalla rispose che gli era sembrato poetico un nome così.
«Poetico?»
disse mia madre. «Scherza coi fanti, dice il proverbio, ma non scherzar coi
santi!».
«E
perché sarebbe vietato chiamarlo Gesù?» disse Sara. «Perché è il figlio di una
puttana?».
Mia
madre prese la sorella per la spalla: «Senti, signorina, che sia l'ultima volta
che ti sento dire certe parolacce, intesi?». La faccia le era diventata come di
cuoio.
«Altrimenti
cosa mi fai?» disse Sara. «Mi proibisci di guardare la televisione come mi
proibivi di parlare con Gianni?».
Quando
pronunciò la parola 'Gianni', che da molti mesi ormai è stata radiata dal
vocabolario della famiglia e col divieto assoluto di nominarla (Gianni era il
fidanzato della sorella che però già sposato era) capii che sarebbe scoppiato
il putiferio. Anche se Lucio Dalla nella conversazione col presentatore aveva
già da un po' cambiato argomento. Raccontò che da bambino aveva studiato al
collegio, che un giorno sua madre gli aveva regalato una fisarmonica con la
quale Lucio Dalla si era esibito alla recita scolastica e i suoi compagni lo
avevano applaudito. Ma ormai il programma di musica pop non interessava più a
nessuno, penso.
«BRUTTA
SMORFIOSA», urlò mia madre, «LO SAI CHI
CI VA, CON GLI UOMINI SPOSATI?».
«No,
dimmelo tu ». Sara stava in piedi davanti alla tivù.
«Le
donnacce, ci vanno», disse mia madre.
«Puttane»,
disse la sorella. «Si chiamano PUTTANE»,
ripeté.
Così
mia madre le mollò una sberla.
In
quel momento entrò mio padre che era stato in camera a prendere dall'armadio la
vestaglia scozzese da infilarsi sulla camicia, per non sporcarsela. Vide Sara con
gli occhi lucidi e la mano premuta alla guancia.
«Che
cosa succede, ragazze?».
«Tua
figlia si comporta come una poco di buono», disse mia madre.
«Questa
qui!» disse Sara, «i preti le hanno messo in testa che bisogna arrivare vergini
al matrimonio! SPIACENTE DELUDERTI, MAMMINA»,
le strillò in faccia, «MA CI SONO GIA' ANDATA A LETTO, CON UN UOMO, E CI
HO ANCHE GODUTO!».
[remix da Le descrizioni]
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