venerdì 16 novembre 2012

La felicità della donna calva a metà

Sul tetto davanti al mio terrazzo si aggira una donna. Indossa un camice bianco, da infermiera. Cammina a piccoli passi, cauta tra le tegole, attenta a mantenere l'equilibrio. È calva, ma solo per metà del cranio. Sull'altra metà, la chioma rada di media lunghezza è raccolta in un codino. Che razza di bizzarria, penso, una donna calva a metà. Poi dalla finestra velux sul tetto, spunta una testa d'uomo, un braccio, la mano che stringe una parabola satellitare con sopra la scritta ‘Sky’. I due installano la parabola vicino a un comignolo spento. Alla fine del montaggio, la donna sembra soddisfatta. Seguita dall'uomo, ridiscende lungo una scaletta che penetra nel sottotetto. M’immagino che vista l'ora tarda, chieda all'uomo di restare a cena da lei e lui accetti. L’uomo ha accettato, sì. Così me li immagino, l'uomo e la donna, mentre allegri, davanti a un bicchiere di Sangiovese, si raccontano le loro rispettive vite. Poi m'immagino la donna in vestaglia, adagiata comoda comoda nella poltrona del suo salotto in stile, con le dita che sfiorano il telecomando, mentre salta da un canale tematico all'altro, di buon umore perché ha tutti quei programmi nuovi da vedere, e in più ha fatto la conoscenza di quest’uomo che le ha chiesto di andare al cinema con lui, un giorno della settimana prossima, e lei già sta pensando a quale film, quale vestito. Vado a letto. Con in testa la felicità della donna calva a metà, mi addormento di botto.

giovedì 15 novembre 2012

So it goes #28

X guarda Lilli Gruber che intervista Aldo Busi in tivù.
«La decomposizione», dice, «è d’altronde un fenomeno naturale».

 So it goes, dice Kurt.

mercoledì 14 novembre 2012

Churchill e i settantenni


La sera guardo il programma di ricerca delle persone scomparse, la più strepitosa fiction della tivù italiana. Si cerca un uomo, settantenne, che dopo aver seppellito la moglie morta di cancro, da Tradate se n'è andato in viaggio premio a Bucarest. «Si è messo in valigia una scorta di pastiglie Viagra», racconta un suo amico tradatese, «poi dev’essere uscito dalla pensione col Viagra nel borsello, dato che in camera niente han ritrovato, e per le vie di Bucarest bum! si è volatilizzato». Un dipendente del consolato italiano, allertato dal nipote, scuote la testa. «Ah, qui è pieno di puttanieri italiani», dice telecamere spente al giornalista, «tutta gente che viene per trovare conforto… per un motivo o per l’altro, si capisce, han tutti la moglie morta di cancro, si capisce, si capisce… Arrivano con le loro pastiglie, e per sempre qui rimangono. Fanno i fenomeni. Credono tutti di essere come…». «Come chi?» chiede il giornalista. «Eh, ci capiamo…» dice il dipendente. «Quello lì ci ha rovinato un’intera generazione di maschi settantenni! Lo sa cosa diceva Churchill?... ‘Mi piacciono i maiali’, diceva, ‘perché i cani ci guardano dal basso, i gatti dall’alto, i maiali invece ci trattano da pari’… A proposito, lei è sposato?» chiede al giornalista, che vai sui sessanta, in verità.
 

martedì 13 novembre 2012

So it goes #27

«Il mio modello», dico a X, «vuoi sapere chi è?». X scuote la testa. «Non è Nilde Iotti e nemmeno papa Giovanni né il cardinal Martini». «Neanche De Gasperi?» dice X, che intende sfottere, «o Martin Luther King?». «No», dico, «e neanche la blogger tunisina che pure stimo… Il mio modello è l’artista Marcel Duchamp», dico, «ma non l’opera: la sua vita proprio». «Duchamp», dico, «che dopo essersi travestito da Rrose Sélavy e tutto il resto dice ‘Ragazzi miei, tanti saluti! D’ora in poi esclusivamente al gioco degli scacchi intendo dedicarmi!’… E lo sai perché, è il mio modello?». X scuote la testa: ascolta Nichi Vendola, tutto quell’agglomerato di ‘esse’ in un solo corpo. «…Perché la vita, Duchamp con trucida maestria è riuscito a dividersela in due metà simmetriche: caos/ordine, relativo/assoluto». X ascolta Bruno Tabacci, che gli piace per come aggrotta la fronte, dice, la serietà che in quella piega di pelle umana sta tutta concentrata. «…Per dirla alla Rousseau», dico, «Duchamp capisce che è dalla passione che nasce il crimine… mentre la ragione, be’, quella sceglie sempre e senz’ombra di dubbio la giustizia… È chiaro il genio?». «La cravatta viola, Matteo Renzi, guardaci un po’», dice X, «la porta proprio come un americano…».
 
So so so.
 

venerdì 9 novembre 2012

Perfetta

Mentre mi applico l'eyeliner mi accorgo di un cambiamento in faccia. Nella guancia destra, di fianco al setto nasale, dall'alto verso il basso, diagonale, è spuntata una ruga. Più somigliante a una crepa, incisa nel tessuto poroso della pelle. E parallela alla ruga americana.
Mi è venuta vent'anni fa, la ruga americana. Mi accorsi della sua presenza un mattino d'agosto, specchiandomi nel bagno della mia famiglia. Ero appena tornata dagli Stati Uniti, dove avevo studiato all'Università.
Da principio pensai che fosse solo il lascito temporaneo dello stress da viaggio, il jet lag ecc. Pensai che riposando sarebbe scomparsa e la mia faccia sarebbe tornata quella di sempre. Invece non se n'è andata più. Si è sedimentata, è diventata un segno familiare. Si è armonizzata col resto della faccia. Più o meno profonda. Evidente a seconda dei giorni. A seconda dei pensieri.
Guardo la ruga gemella adesso. Identica, simmetrica.
Così la mia faccia è completa, penso. Ogni linea ha il suo doppio: l'opposto corrispondente.
Per un attimo mi sento perfetta.

giovedì 8 novembre 2012

So it goes #26

«Thank you», mi twitta Barack. «You’re my sunshine my only sunshine!» gli twitto. «Il ministero dei beni culturali non funziona», mi twitta Matteo, «è vittima dei burocrati». «Bisogna che la demoliamo! Tutta quella roba vecchia!... Città nuove di zecca! Lavoro ai giovani architetti!» gli twitto. «Così non ci siamo, serve governabilità», mi twitta Pier Luigi. «Qualcuno teme che governiamo noi», twitta. «Oh pretty woman», gli twitto, «walking down the street… pretty woman, the one I’d like to meet…». «You pretty woman», twitto a Pier Luigi. Mentre leggo il tweet di Laura, salta la luce.
 
So it goes, so so.

mercoledì 7 novembre 2012

So it goes #25

 «This happened because of you», mi twitta Barack, «thank you». «You’re baraccckissimo!» gli twitto. «Vorrei una legge elettorale», mi twitta Matteo, «in cui un’ora dopo, chi perde si congratula con chi vince». «Hai visto un bel mondo», gli twitto, «ma mettiti in contatto con Mitt». «Chiedo di essere creduto», mi twitta Pier Luigi, «perché vi dirò le cose come sono». «In God we trust», gli twitto. «Vai con Dio! Lascia perdere Gramsci! Uomo bianco, vai col tuo Dio!». Mentre leggo il tweet di Nichi, salta la luce.

So it goes, twitta Kurt.