Sul tetto davanti al mio terrazzo si aggira una donna.
Indossa un camice bianco, da infermiera. Cammina a piccoli passi, cauta tra le
tegole, attenta a mantenere l'equilibrio. È calva, ma solo per metà del cranio.
Sull'altra metà, la chioma rada di media lunghezza è raccolta in un codino. Che
razza di bizzarria, penso, una donna calva a metà. Poi dalla finestra velux sul
tetto, spunta una testa d'uomo, un braccio, la mano che stringe una parabola
satellitare con sopra la scritta ‘Sky’. I due installano la parabola vicino a
un comignolo spento. Alla fine del montaggio, la donna sembra soddisfatta.
Seguita dall'uomo, ridiscende lungo una scaletta che penetra nel sottotetto. M’immagino
che vista l'ora tarda, chieda all'uomo di restare a cena da lei e lui accetti.
L’uomo ha accettato, sì. Così me li immagino, l'uomo e la donna, mentre
allegri, davanti a un bicchiere di Sangiovese, si raccontano le loro rispettive
vite. Poi m'immagino la donna in vestaglia, adagiata comoda comoda nella
poltrona del suo salotto in stile, con le dita che sfiorano il telecomando,
mentre salta da un canale tematico all'altro, di buon umore perché ha tutti
quei programmi nuovi da vedere, e in più ha fatto la conoscenza di quest’uomo che
le ha chiesto di andare al cinema con lui, un giorno della settimana prossima,
e lei già sta pensando a quale film, quale vestito. Vado a letto. Con in testa
la felicità della donna calva a metà, mi addormento di botto.
venerdì 16 novembre 2012
giovedì 15 novembre 2012
So it goes #28
X guarda Lilli Gruber che
intervista Aldo Busi in tivù.
«La decomposizione», dice, «è d’altronde un fenomeno naturale».
So it goes, dice Kurt.
«La decomposizione», dice, «è d’altronde un fenomeno naturale».
mercoledì 14 novembre 2012
Churchill e i settantenni
La
sera guardo il programma di ricerca delle persone scomparse, la più strepitosa
fiction della tivù italiana. Si cerca un uomo, settantenne, che dopo aver
seppellito la moglie morta di cancro, da Tradate se n'è andato in viaggio
premio a Bucarest. «Si è messo in valigia una scorta di pastiglie Viagra»,
racconta un suo amico tradatese, «poi dev’essere uscito dalla pensione col
Viagra nel borsello, dato che in camera niente han ritrovato, e per le vie di
Bucarest bum! si è volatilizzato». Un dipendente del consolato italiano, allertato
dal nipote, scuote la testa. «Ah, qui è pieno di puttanieri italiani», dice telecamere
spente al giornalista, «tutta gente che viene per trovare conforto… per un
motivo o per l’altro, si capisce, han tutti la moglie morta di cancro, si
capisce, si capisce… Arrivano con le loro pastiglie, e per sempre qui
rimangono. Fanno i fenomeni. Credono tutti di essere come…». «Come chi?» chiede
il giornalista. «Eh, ci capiamo…» dice il dipendente. «Quello lì ci ha rovinato
un’intera generazione di maschi settantenni! Lo sa cosa diceva Churchill?... ‘Mi
piacciono i maiali’, diceva, ‘perché i cani ci guardano dal basso, i gatti dall’alto,
i maiali invece ci trattano da pari’… A proposito, lei è sposato?» chiede al
giornalista, che vai sui sessanta, in verità.
martedì 13 novembre 2012
So it goes #27
«Il mio modello», dico a X, «vuoi
sapere chi è?». X scuote la testa. «Non è Nilde Iotti e nemmeno papa Giovanni
né il cardinal Martini». «Neanche De Gasperi?» dice X, che intende sfottere, «o
Martin Luther King?». «No», dico, «e neanche la blogger tunisina che pure
stimo… Il mio modello è l’artista Marcel Duchamp», dico, «ma non l’opera: la
sua vita proprio». «Duchamp», dico, «che dopo essersi travestito da Rrose
Sélavy e tutto il resto dice ‘Ragazzi miei, tanti saluti! D’ora in poi
esclusivamente al gioco degli scacchi intendo dedicarmi!’… E lo sai perché, è
il mio modello?». X scuote la testa: ascolta Nichi Vendola, tutto quell’agglomerato
di ‘esse’ in un solo corpo. «…Perché la vita, Duchamp con trucida maestria è
riuscito a dividersela in due metà simmetriche: caos/ordine, relativo/assoluto».
X ascolta Bruno Tabacci, che gli piace per come aggrotta la fronte, dice, la
serietà che in quella piega di pelle umana sta tutta concentrata. «…Per dirla
alla Rousseau», dico, «Duchamp capisce che è dalla passione che nasce il
crimine… mentre la ragione, be’, quella sceglie sempre e senz’ombra di dubbio
la giustizia… È chiaro il genio?». «La cravatta viola, Matteo Renzi, guardaci
un po’», dice X, «la porta proprio come un americano…».
So so so.
venerdì 9 novembre 2012
Perfetta
Mentre mi applico l'eyeliner mi
accorgo di un cambiamento in faccia. Nella guancia destra, di fianco al setto
nasale, dall'alto verso il basso, diagonale, è spuntata una ruga. Più
somigliante a una crepa, incisa nel tessuto poroso della pelle. E parallela
alla ruga americana.
Mi è venuta vent'anni fa, la ruga
americana. Mi accorsi della sua presenza un mattino d'agosto, specchiandomi nel
bagno della mia famiglia. Ero appena tornata dagli Stati Uniti, dove avevo
studiato all'Università.
Da principio pensai che fosse
solo il lascito temporaneo dello stress da viaggio, il jet lag ecc. Pensai che
riposando sarebbe scomparsa e la mia faccia sarebbe tornata quella di sempre.
Invece non se n'è andata più. Si è sedimentata, è diventata un segno familiare.
Si è armonizzata col resto della faccia. Più o meno profonda. Evidente a
seconda dei giorni. A seconda dei pensieri.
Guardo la ruga gemella adesso. Identica,
simmetrica.
Così la mia faccia è completa,
penso. Ogni linea ha il suo doppio: l'opposto corrispondente.
Per un attimo mi
sento perfetta.
giovedì 8 novembre 2012
So it goes #26
«Thank you», mi twitta Barack. «You’re
my sunshine my only sunshine!» gli twitto. «Il ministero dei beni
culturali non funziona», mi twitta Matteo, «è vittima dei burocrati». «Bisogna
che la demoliamo! Tutta quella roba vecchia!... Città nuove di zecca! Lavoro ai
giovani architetti!» gli twitto. «Così non ci siamo, serve governabilità», mi
twitta Pier Luigi. «Qualcuno teme che governiamo noi», twitta. «Oh pretty woman», gli twitto, «walking
down the street… pretty woman, the one I’d like to meet…». «You pretty
woman», twitto a Pier Luigi. Mentre leggo il tweet di Laura, salta la luce.
So it goes, so so.
mercoledì 7 novembre 2012
So it goes #25
«This happened because of you», mi
twitta Barack, «thank you». «You’re baraccckissimo!» gli twitto. «Vorrei
una legge elettorale», mi twitta Matteo, «in cui un’ora dopo, chi perde si
congratula con chi vince». «Hai visto un bel mondo», gli twitto, «ma mettiti in
contatto con Mitt». «Chiedo di essere creduto», mi twitta Pier Luigi, «perché
vi dirò le cose come sono». «In God we trust», gli twitto. «Vai con Dio! Lascia
perdere Gramsci! Uomo bianco, vai col tuo Dio!». Mentre leggo il tweet di Nichi,
salta la luce.
So it goes, twitta Kurt.
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