Ventidue anni fa. Riempio la valigia sul letto. Sono
in partenza. Mia madre entra in camera come un turbine. «Chi te lo fa fare», dice, «di correre dietro a un uomo?». Mi sono innamorata di un
ragazzo che studia cinema. Abbiamo ottenuto l'accredito per assistere alle
proiezioni del festival del Cinema di Pesaro. Dormiremo in una pensione. È la
prima volta che dormo con un ragazzo. «Con tutto quello che tuo padre ha speso
per farti studiare», dice mia madre, «perché tu diventassi una donna
indipendente, istruita», dice, «devi solo ringraziare il cielo che
non sei come me, che sono ignorante, e incontrando tuo padre sono stata
fortunata, ma a te potrebbe capitare altrimenti!». «Che cosa
potrebbe capitarmi?» dico, «sentiamo». «Un mascalzone», dice mia madre, «che
prima si approfitta della tua ingenuità e dopo ti abbandona». Rido. Ancora
adesso mi scappa un sorriso, se ci penso. Ma quello era il modo che mia madre
aveva di proteggermi.
sabato 9 giugno 2012
martedì 5 giugno 2012
Simone
Prendo
in mano la rivista che è sul comodino, dalla parte dove ha dormito lui. 'Le
Nouvel Observateur': Simone De Beauvoir, nuda, di spalle, mentre si aggiusta i
capelli, allo specchio del bagno, sulla copertina. Deve esserselo dimenticato,
penso. Oppure no, l'ha lasciato qui perché io vedessi quella foto.
Una foto rubata, scattata attraverso lo spiraglio della porta socchiusa. Leggo
che Simone era andata in America, a Chicago, in visita all'amante Nelson
Algren, lo scrittore. Un giorno voleva farsi una doccia. Ma nell'appartamento
di Nelson il bagno mancava. Così lui l'accompagnò a quello di un'amica che del
bagno era fornito. Lì fu scattata la foto. Da qualcuno che era in casa.
Il
culo della filosofa, eccolo qua: cosce esistenzialiste. Il busto, mentre Simone
si fissa i capelli allo specchio, si inarca. È una posa vanitosa, civettuola,
come se lei fosse cosciente, che c'era qualcuno, oltre la porta, intento a
spiarla, e non se ne dispiacesse.
Perché
mi colpisce questa foto? Perché non siamo gente di quel tipo, noi. Non siamo
gente che mette il culo nell'obiettivo di un fotografo.
giovedì 31 maggio 2012
Politica
Si vota per il nuovo sindaco. Sul poster del candidato
del centrosinistra è fotografata una giovane donna. Indossa un grembiule da
cuoca. Fabbrica della pasta all'uovo nella sua cucina accessoriata e moderna.
Sorride. Sei tu, quella donna? mi chiedo guardandola attraverso il finestrino
dell'autobus. No, non sono io. Nella vetrina
della sede del politico candidato per il centrodestra, un locale affittato nel
cuore del mercato gastronomico della città, sopra un piedistallo, sono tre
piccoli monitor. Su di essi scorre un identico filmato. È il comizio registrato
del candidato, che dall'alto di un palco, arringa la folla. Gesticola. Il viso
gli cambia espressione, mentre spiega il suo programma. Parla con enfasi
oratoria, come è giusto che sia durante la campagna elettorale. Racconta i
progetti che ha in mente per un completo rinnovamento della città. Ma quali
siano, questi progetti, non si può sapere. Perché l'audio del video è muto.
Muto.
lunedì 28 maggio 2012
Il genio non tira su a biscottini
Il genio non fa lo spirito, non tira su a biscottini le ideine graziose, non tien dietro agli ultimi numeri delle riviste e ai libri che si vendono. No, no. Il genio è fanciullo e pazzo ed è genio perché ha il coraggio di essere franciullesco e pazzesco, e non può far a meno di far qualche volta la figura dell'ignorante e dell'idiota, di quello che si meraviglia di tutto e fa dai discorsi senza senso comune. Ma vengono soltanto al genio quelle ore nelle quali per una misteriosa pazzia, tutto è possibile e non sai più dire qual è il mondo e qual è l'anima tua.
[Giovanni Papini, 'Un uomo finito', op.cit., pag.130]
martedì 22 maggio 2012
'Le descrizioni' a Milano
Il motto del capitano coraggioso
La signora Emma accende la televisione:
sono le cinque e mezza, l’ora della TV
dei ragazzi. Parte la sigla col girotondo dei bambini che si tengono per
mano. Il tenente Rip e il sergente O'Hara devono salvare un branco di cavalli
selvaggi da un cacciatore senza scrupoli. Rin Tin Tin e Rusty lasciano Forte
Apache e gli tendono un agguato. Gigi urla: «Serpe schifosa! Cavagli fuori le
budella!» poi sale in piedi sulla sedia e comincia a saltare. «Bastardo! Meriti
la morte!» e col piede destro sfonda il sedile che è di rete, tipo. «Brutto
mascalzone!» La signora Emma gli molla una sberla in faccia: «Farai la fine di
quel disgraziato di tuo padre!». Il coniglio Bugs Bunny sbuca dal tunnel e
scopre che si è perso: Beep Beep vuole impedirgli di raggiungere il canyon dei
cercatori d’oro. Gigi si strofina gli occhi. Il sangue gli esce dalla ferita ma
lui trattiene il pianto. «Risponda-il-tuo-valore-alla-mia-tempra!» urla
slanciando il braccio in aria, che sarebbe il motto del capitano coraggioso.
Beep Beep innesca la miccia e il coniglio esplode.
[da 'Le descrizioni']
venerdì 18 maggio 2012
'Le descrizioni' a Mantova
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