giovedì 10 maggio 2012

'Le Descrizioni' al salone del libro

Domani tra le 14 e le 16 sarò a Torino, al salone del libro, allo stand di Perdisa Pop. Firmo le copie di 'Le descrizioni'. Guardo in faccia chi vorrà incontrarmi.

Il treno

«Sai a chi mi fai pensare?» disse M. una sera nella quale il cielo era gonfio di una nebbia densa, che impediva la visione delle case, dei tetti.
«No».
«A un personaggio di un racconto di Svevo».
«Chi?».
«Italo Svevo», disse M., che tra i suoi interessi c'ha anche la letteratura quella doc.
«Una bambina entra nel vagone di un treno e s'impunta che a tutti i costi vuole sedersi vicino al finestrino», disse. «’Voglio vedere!’ strilla la bambina, ‘voglio vedere!’. Così un anziano», proseguì M., «si alza e le cede il posto. Ma una volta seduta, la bambina, come se niente da prima fosse cambiato, continua a strillare ‘Voglio vedere! Voglio vedere!’. ‘Perché’, le dice la madre, ‘non vedi fuori dal finestrino? Ringrazia il signore che ti ha fatto sedere, piuttosto!’ dice. ‘Il treno!’ dice la bambina, ‘io voglio vedere il treno!’».
«Ecco», disse M., «tu sei come quella bambina che da seduta dentro il vagone, pretende di vedere il treno».

lunedì 7 maggio 2012

Sarà un romanzo senza amore

Se questo è un romanzo, sarà un romanzo senza amore. Sarà una storia noiosa, monca, inverosimile; tutto quel che lei vuole, mia sensitiva signora, ma sarà proprio così, e così dev'essere e così la voglio io, che sono padrone della mia vita, dell'anima mia, dell'opera mia.
[Giovanni Papini, 'Un uomo finito', op.cit., pag.106]

venerdì 4 maggio 2012

'Le descrizioni' in Riviera


Domani pomeriggio, alle sei, presento 'Le descrizioni' a Genova, alla libreria Finisterre, in piazza Truogoli di Santa Brigida 25. Con me ci sarà Antonio Paolacci. Farò qualche lettura.


Duane Hanson, Sunbather, 1971


Non si fanno gli uomini coi cerotti

Non si rifanno gli uomini coi cerotti e l'omeopatia. Ci voglion cure radicali e feroci. Bisogna tagliare dove c'è da tagliare; e bruciare dove c'è il marcio; e portar fuori dal soffice nido delle abitudini chi non conosce la fresca furia del vento e il salutare gelo della neve se non traverso i vetri di casa sua. E se l'aria vi mozza il respiro e vi soffoca, tanto peggio per voi e tanto meglio per i becchini.
[Giovanni Papini, 'Un uomo finito', Firenze, Vallecchi, 1971 ried., pag.104]

venerdì 27 aprile 2012

Risponda-il-tuo-valore

La signora Emma accende la televisione: sono le cinque e mezza, l’ora della TV dei ragazzi. Parte la sigla col girotondo dei bambini che si tengono per mano. Il tenente Rip e il sergente O'Hara devono salvare un branco di cavalli selvaggi da un cacciatore senza scrupoli. Rin Tin Tin e Rusty lasciano Forte Apache e gli tendono un agguato. Gigi urla: «Serpe schifosa! Cavagli fuori le budella!». Poi sale in piedi sulla sedia e comincia a saltare. «Bastardo! Meriti la morte!». Così col piede destro sfonda il sedile che è di rete, tipo. «Brutto mascalzone!». La signora Emma gli molla una sberla in faccia. «Farai la fine di quel disgraziato di tuo padre!». Il coniglio Bugs Bunny sbuca dal tunnel e scopre che si è perso: Beep Beep vuole impedirgli di raggiungere il canyon dei cercatori d’oro. Gigi si strofina gli occhi. Il sangue gli esce dalla ferita ma lui trattiene il pianto. «Risponda-il-tuo-valore-alla-mia-tempra!» urla slanciando il braccio in aria, che sarebbe il motto del capitano coraggioso. Beep Beep innesca la miccia e il coniglio esplode.
[da ‘Le descrizioni’]

lunedì 23 aprile 2012

Inganno

«Colazione all'inglese per tutti gli ufficiali di sua maestà!» diceva mio padre la domenica mattina. Metteva la padella sul fornello. Accendeva la fiamma. Estraeva dal frigo un uovo. Tac! Con un colpo secco lo spaccava tra le dita e il palmo. L'uovo scivolava in padella, il tuorlo integro nel mezzo, l'albume che in pochi secondi gli si rapprendeva intorno. Mio padre ci stendeva a friggere vicino delle fette di salame. «Non erano cattivi, gli inglesi», diceva. Ricordava l'Africa. Gli inglesi cercavano un cuoco tra i prigionieri raccolti nel campo libico. «Io!» si offrì mio padre. Mentiva. Aveva fame. Imparò a cucinare l'uovo fritto col bacon. English Breakfast. «La pancetta», diceva versandoci l'uovo nel piatto, a mia madre e me, «mica c'era, in Libia. Bisognava far finta che lo strutto fosse pancetta. Il cuoco faceva finta, gli ufficiali inglesi facevano finta. Amici o nemici, sull'identità della pancetta, ci si metteva d'accordo. Perché conveniva così», diceva mio padre. «Era un inganno che serviva a tutti per sopravvivere».